Salviamo le cose minuscole

Passo davanti ad un negozietto del centro. La signora all’interno è seduta dietro al bancone, indossa un piumino e credo stia facendo le parole crociate.
 
Penso a questi piccoli negozi che sopravvivono agli anni, all’avanzamento tecnologico, ad un vivere che sempre più è fatto di lunghe distanze, alte velocità, schermi, centri commerciali, grandi scaffali anonimi con merce dalle descrizioni incomprensibili.
 
Noto la giacca che indossa nonostante sia all’interno, e in un istante anche io indosso mille pensieri e sentimenti. Il paragone con i grandi negozi che sparano aria calda al primo accenno di autunno, mi viene spontaneo: quei posti in cui ti manca il respiro da quanto il dentro è contro natura e fuori tempo rispetto all’esterno.
Quella signora con addosso la giacca e attorno il suo piccolo negozio: profuma di famiglia, parsimonia, dignità.
 
“Salviamo le cose minuscole” penso.
Salviamo le cose piccole, proteggiamole dall’eccesso, dai grandi numeri, dalle performance, dagli avidi, dalle statistiche. Quelle che ci ricordano che siamo umani e che nel loro modo di esserci sono opportune, sobrie, non competitive. Quelle che ci fanno andare a piedi, che ci fanno toccare persone, storie, autencità, resilienza.
Salviamo le cose piccole, quelle in cui possiamo rinoscerci e che hanno sostanza simile alla nostra; che sono come briciole di pane che ci fanno ritrovare nel cammino dell’esistenza.
 
Salviamo le cose minuscole che in tempi in cui non sappiamo dove stiamo andando, ci ricordano da dove veniamo.
 
Gloria Momoli